Non si fermano le stragi sul lavoro

Non si fermano le stragi sul lavoro

Non si fermano le stragi sul lavoro, in pochi giorni la Campania ci ricorda che questo gravissimo
problema non è dietro le spalle ma sempre davanti a noi. Non si può e non si deve mai
abbassare la guardia. Negli incidenti a Napoli e a Pompei riemergono situazioni che finora non
si è riusciti a debellare: mancanza di controlli, lavoro nero, incuria colpevole. E non certo di
fatalità.

La questione degli incidenti sul lavoro andrebbe rimessa sul tavolo di un confronto serio nella
sua totalità che riguarda gli appalti come la prevenzione, i controlli come la legalità, la capacità
di trovare nuove soluzioni come la perseveranza nel considerare questo dramma come un
dovere da risolvere ed al quale rispondere anche con una giustizia che sia al tempo stesso
rapida ed esemplare, costituendo in tal modo un argine di deterrenza.

Si possono fare passi in avanti e si devono fare. Lo abbiamo visto con i lavori del Giubileo nei
quali ha funzionato un protocollo fra sindacati, imprese e comune di Roma e non vi sono stati
incidenti mortali. Un protocollo preceduto da quello con la Prefettura nel 2022 che ha tracciato
una strada che non va più abbandonata.

Quando ci si trova di fronte a sciagure che cancellano vite umane ormai si prova anche
l’amarezza di osservare come gran parte della politica non sia capace di uscire dalle liti di cortile
ed impegnarsi su questo tema che colpisce famiglie, economia, civiltà. Il governo porta con sé
indubbie responsabilità, perché gli interventi compiuti sembrano in parte almeno scritti
sull’acqua. Ma non si avverte comunque quella assunzione di responsabilità generale che
dovrebbe esserci per debellare questo tremendo fenomeno.

Eppure, le tecnologie potrebbero offrire nuove sperimentazioni assai utili: ad esempio si
riflette anche in questo periodo sulla opportunità di sperimentare forme di ingresso digitale nei
cantieri che potrebbe aiutare in modo importante a distinguere il lavoro edile dagli altri ed al
tempo stesso avere una mappatura completa del lavoro in quel cantiere. Certo, occorre
discutere, valutare bene ogni aspetto, ma è innegabile che stare fermi in presenza di altre
opzioni che fra l’altro rafforzino le ragioni del dialogo fra Istituzioni locali e forze sociali alla
lunga diventa un grande errore.

Si può fare molto, anche al di là della doverosa applicazione delle leggi esistenti: questo
dovrebbe essere il segnale da lanciare per evitare indifferenza, ritardi, ambiguità. La nostra
Regione, il nostro Comune possono fare molto in questa direzione. È un impegno a trovare
percorsi anche innovativi che sono alla nostra portata. Per quanto riguarda la Feneal Uil di
Roma e Lazio la convinzione c’è tutta. E siamo convinti che si può arrivare a traguardi che
sappiano rispettare la dignità del lavoro e le giuste convenienze produttive ed economiche.

Giovanni (Agostino) Calcagno

Segretario generale Feneal Uil Roma e Lazio