Pare incredibile ma non lo è

Pare incredibile ma non lo è

La scena di questo luglio arroventato vede rappresentati due fatti certamente non di poco conto, quello dell’orefice incarcerato e del poveretto morto a Bologna in situazioni davvero tremende. Silenzio assordante o quasi invece per sette morti sul lavoro in soli due giorni. Non è giusto paragonare le morti perché’ per noi del sindacato non ci sono vittime di serie A o serie B. Ma possiamo sempre ricordare che lo spazio e l’attenzione mostrata alle famiglie verso i primi due casi non è stata minimamente concessa al dolore di altre sette famiglie, quelle di lavoratori italiani e non “uccisi” dal lavoro che invece doveva offrire loro dignità e prospettive.

C’è qualcosa che non va: si va in piazza sull’emozione, si chiedono sedute in Parlamento ma per discutere o protestare su tutto meno che su una vera e propria strage di lavoratori. Si potrebbe obiettare che le immagini della vittima di Bologna sono terribili. Vero. Ma è davvero necessario diffondere quella di un operaio schiacciato da un rullo nella cava? E altri fulminati? Giustamente la UIL ha sostenuto che il sistema non riesce a funzionare. E i fattori sono molti, meno la nostra tenacia che da questi fatti diventerà ancora più forte, perché’ è ormai acclarato che senza l’azione sindacale i rischi di nuovi teatri di morte nei luoghi di lavoro in questa solitudine delle coscienze non si attenueranno. Oggi si chiede giustizia, ma le famiglie di chi le sosteneva con il suo lavoro ed è morto quando avranno giustizia? Saranno lasciate sole o cosa?

Questi giorni potrebbero essere una lezione salutare anche per la politica: le classi dirigenti devono governare le emozioni, devono individuare i problemi, devono dare una svolta a situazioni intollerabili con la proposta, il controllo, il confronto, il dialogo. È davvero una assurdità, infatti, confrontarsi con la morte sul lavoro o in una strada proseguendo sulla via della contrapposizione.

Da parte nostra resteremo vigili soprattutto perché norme e controlli, innovazione e comportamenti a Roma e nel Lazio siano sempre più efficaci. Termino con un abbraccio solidale alle famiglie delle sette vittime sul lavoro. Non devono essere dimenticate. E non lo saranno se l’intero sistema saprà tornare al confronto. In questo senso il richiamo al dialogo di Papa Leone come alternativa ai “muri” dovrebbe fare più breccia nella coscienza civile. Non è un appello, è un dovere da assecondare.

Giovanni (Agostino) Calcagno

Segretario generale Feneal Uil Roma e Lazio