Ancora sulle morti sul lavoro

Ancora sulle morti sul lavoro

Da Lecce a Venezia ancora 4 morti sul lavoro. Eppure la questione degli incidenti gravi sul lavoro sembra scomparsa dalla agenda politica del Paese. La contrapposizione politica con vista sulle future elezioni può forse spiegare in parte questa inaccettabile indifferenza, ma constatare che non ci sia nemmeno la decenza di porsi la domanda su come frenare questa continua sequenza di drammi sul lavoro appare davvero deplorevole.

Non è davvero possibile proseguire su questa sciagurata strada che non rimette in primo piano almeno il problema dei controlli e degli appalti, così come quello fondamentale della prevenzione e della formazione che dovrebbero andar di pari passo.

Perché la domanda che viene spontanea è questa: in questa situazione si può fare di più, si può fare altro, si può fare di meglio? Le risposte possono attingere agli strumenti che già oggi ci sono a disposizione e quindi: si può fare di più, si può fare altro, si può fare di meglio se emerge una comune volontà politica in primo luogo. Certo vi sono diversi gradi di responsabilità ed il Governo non può considerarsi uno…spettatore. Anche perché ci sembra di capire che su questa manovra economica in corso non c’è niente che riguarda il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Ma non si può sottacere che ormai gli incidenti sul lavoro non oltrepassano la soglia della cronaca malgrado il movimento sindacale segnali questa evidente emergenza, anzi un vero e proprio arretramento di civiltà del lavoro.

Francamente dobbiamo essere orgogliosi di militare nella Uil che ha fatto di questo drammatico problema una battaglia da continuare anche quando pare se ne stia perdendo il significato. E dobbiamo continuare anche nella nostra regione e a Roma a tener alta la guardia.

Forse sarebbe il caso anche di dare una occhiata alla avanzata delle nuove tecnologie: è paradossale che si consideri talvolta l’avvento della intelligenza artificiale come un modo per risparmiare sul costo del lavoro e sulla occupazione e non come uno strumento efficace per garantire la vita dei lavoratori.   Ed anche un altro tema andrebbe aggiunto: quello della solidarietà che è valore purtroppo misconosciuto in questa stagione che vive il nostro mondo. Perché solidarietà vuol dire mettere la persona al primo posto e quindi comportarsi di conseguenza. Noi della FenealUil  questo valore lo abbiamo nel nostro dna.

Giovanni (Agostino) Calcagno

Segretario generale Feneal Uil Roma e Lazio