È indispensabile dopo il 22enne morto sul lavoro al Colosseo che si recuperi al più presto il dovere civile di considerare gli incidenti sul lavoro una emergenza da trattare come una priorità. Perfino un simbolo della nostra civiltà come l’Anfiteatro Flavio è stato testimone di una tragedia che non doveva avvenire. La Feneal UIL di Roma e del Lazio esprime alla famiglia di quel giovane tutta la sua fraterna vicinanza. Ma la vita stroncata di Andrea non deve diventare l’ennesimo fatto di cronaca che dopo il cordoglio di circostanza lasci il passo ad altre simili, inaccettabili vicende.
Si deve avere il coraggio di sostenere che la misura, da tempo, è colma. Si può infatti ancora per quanto navigare nella mediocrità che segna la nostra vita politica che nei fatti accresce l’incapacità a tutelare sul serio la vita di lavoratrici e lavoratori? Una svolta è quanto mai necessaria e non si può non partire da un esame severo di tutto ciò che in termini di appalti, prevenzione e controlli non funziona e va modificato alla radice. Il Governo, le Istituzioni locali, non possono eludere questo imperativo. Ma tutto il confronto politico deve assumere la questione della sicurezza del lavoro come un dato “identitario”, ovvero sul quale essere giudicati.
Vanno combattute inoltre alcune conseguenze di questi eventi tremendi: tornare a credere erroneamente in una fatalità, ritenere le misure esistenti come delle “grida” impotenti, dimenticare il diritto delle famiglie dei lavoratori uccisi…dal lavoro, espressione che mai vorremmo usare, ad avere verità e giustizia in tempi brevi come si chiede per altri casi che riempiono la quotidianità dei media e dei social.
In questi momenti si è ricordato che il giovane caduto dal Colosseo aveva un carattere “solare”. Ma non si accenna a sufficienza il valore che quel giovane, come tanti altri, poneva nel suo lavoro. Un valore centrale per una giovane vita. Perché’ il lavoro non deve perdere la sua centralità, se essa viene nei fatti disconosciuta a vantaggio di criteri di potere, interesse, cinismo, come meravigliarsi poi se dobbiamo constatare la sequenza inarrestabile di incidenti più o meno gravi nei cantieri, nelle fabbriche, nelle campagne, ma tutti inevitabilmente colpevoli di drammi familiari che non vengono quasi mai considerati? E che cancellano vite giovani come vite prossime all’uscita dal lavoro, accumunate da una ingiusta fine che dovrebbe provocare rabbia e volontà di fare cambiare strada.
Serve un cambiamento profondo, serve un reale esame di coscienza da parte dei protagonisti della vita istituzionale e politica. Il sindacato non ha mollato la presa e questo comportamento ha veramente impedito può numerosi episodi luttuosi. Nel nostro territorio gli accordi conclusi nel recente passato hanno svolto questo ruolo. A Roma e nel Lazio abbiamo imposto una diversa considerazione della sicurezza sul lavoro. E proseguiremo su questo tracciato, a maggior ragione dopo una estate che ha provocato incidenti gravi ovunque in Italia. Ma è tempo che si verifichi un sussulto generale che provochi una potente ripresa riformatrice. Lo abbiamo sempre detto e lo ripetiamo con convinzione: non si deve andare al lavoro con il rischio di non tornare ai propri affetti familiari. Ostinatamente faremo di tutto perché’ la sicurezza sul lavoro sia l’unica scelta che non deve mai mancare in ogni attività lavorativa, riportando quella serenità’ sconvolta da ciò che è avvenuto al Colosseo e restituendo dignità al lavoro che è sacrificio, è fatica, è speranza, ma non deve mai essere una minaccia per la vita.
Giovanni (Agostino) Calcagno
Segretario generale Feneal Uil Roma e Lazio