PRIMO MAGGIO 2024

PRIMO MAGGIO 2024

Ma davvero si può pensare che la memoria del movimento operaio sia inutile oggi? Nel 19276, racconta Pietro Nenni, in carcere a Milano fu esposto un cencio rosso che mise in subbuglio la direzione del carcere. Già da tre anni la celebrazione del primo maggio era proibita. 25 aprile e primo maggio hanno perlomeno un filo rosso che li unisce: la lotta per la libertà.  Ma nel movimento dei lavoratori quella lotta ha un segno positivo: guardare avanti, cambiare la situazione sociale ed economica, migliorare le condizioni di chi è rimasto indietro. E questo percorso ha peer base la promozione della libertà. Oggi per noi della Uil e della Feneal questo valore si rivolge in prima istanza alla battaglia che stiamo conducendo per ridurre la morte nei cantieri e negli altri luoghi di lavoro dove appunto la libertà di lavorare senza rischi è troppe volte ancora negata.

Ma c’è un altro significato che ha ben messo in luce Pierpaolo Bombardieri, il nostro Segretario generale, quando ha sostenuto con forza che esistono difficoltà evidenti nella condizione di lavoratrici e lavoratori alle quali non si da risposta. Sembra invece che la nostra società non abbia problemi da risolvere se non quelli che conducono alla sfida sul potere che comporta l’allontanarsi dalla realtà autentica e vera in cui vivono coloro che lavorano nel nostro Paese.

E’ il motivo principale per dare al primo maggio ed ai giorni che seguiranno il valore più adeguato a questioni economiche e sociali con le quali non si può non fare i conti. Da sempre il primo maggio ha avuto una sua formidabile concretezza: la voce di lavoratrici e lavoratori ha sostenuto un bilancio della vita sindacale e sociale nel quale non c’erano solo le lotte e le rivendicazioni ma anche i risultati e soprattutto le proposte per il futuro. Si potrà criticare il movimento sindacale quanto si vuole, ma non si può negare che esso produca proposte di cambiamento che trovano ancora poca volontà di essere discusse ed ancor meno di poter contribuire a risolvere i problemi.

Il nostro settore ne è un esempio lampante: dovremmo avere un ruolo determinante per garantire la crescita ed invece pur con le risorse del Pnrr e con la esigenza di tracciare un nuovo cammino dopo il bonus del 110% latitano la progettualità politica e rimane l’ostacolo della burocrazia per attuazione delle opere da effettuare. E si torna all’immagine di un Paese in buona parte bloccato quando invece dovremmo moltiplicare gli sforzi per andare avanti.

Il primo maggio a questo punto anche nella nostra regione acquista il significato di incalzare Istituzioni ed imprenditoria sul terreno delle scelte che garantiscano lavoro, rispetto della dignità dello stesso, strategie concrete e non di immagine per affrontare i problemi irrisolti che sono davanti a tutti noi. Non si deve tornare indietro, non si deve passare da una fase di crescita sia pur contrastata ad una nuova pericolosa stagnazione. Dobbiamo evitarlo in ogni modo. Il primo maggio ci consegna anche un’altra lezione: nei momenti difficili il movimento sindacale sa fare fino in fondo il suo dovere. Quello straccio rosso sbandierato a San vittore nel 1926 dimostra che puoi proibire quanto vuoi la festa dei lavoratori ma non la puoi cancellare nell’animo di lavoratrici e lavoratori.  Ed è con questo spirito, positivo e fiducioso, che la Feneal Uil di Roma e del Lazio continuerà a svolgere il suo ruolo con grande decisione.

Giovanni (Agostino) Calcagno

Segretario generale Feneal Uil Roma e Lazio